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Cogne, Annamaria Franzoni uccise con "razionale lucidità"

Cassazione Penale, Sezione I , Sentenza n. 31456. del 29/07/2008
Soltanto Annamaria Franzoni aveva il tempo di uccidere il piccolo Samuele, con le modalità ricostruite dai Ris. Ogni altra eventualità è "remota" e le prove raccolte, sebbene indiziarie, sono sufficienti a sostenere un giudizio di colpevolezza. Sono questi alcuni dei motivi per cui la Cassazione, lo scorso 27 marzo 2008, ha confermato la condanna nei confronti della Franzoni, per la morte del figlioletto Samuele avvenuta a Cogne il 30 gennaio del 2002, e le cui motivazioni sono state rese note soltanto oggi con la sentenza 31456."La possibilità dell'azione di un estraneo è stata esclusa al di là di ogni ragionevole dubbio, attraverso la pr
ova logica - scrive la Cassazione motivando la decisione di confermare la condanna alla mamma del piccolo Samuele - che con altrettanta correttezza metodologica, avrebbe potuto essere collocata al centro, ovvero posta come caposaldo della sequenza indiziaria".
Insomma, spiega il Collegio, "una volta dimostrate l'assoluta implausibilità dell'ingresso di un estraneo nell'abitazione e la materiale impossibilità che costui possa aver agito, con le modalità già descritte, nel ristrettissimo spazio di tempo a sua disposizione, ed una volta esclusa ogni responsabilità da parte del marito dell'imputata e del figlio Davide, una realistica necessitata alternativa residuale è quella della responsabilità della sola persona presente in casa nelle fasi antecedenti la chiamata dei soccorsi".
Con questi due passaggi chiave la Cassazione ha sostenuto la colpevolezza della Franzoni perché tutte le altre eventualità per la morte del piccolo Samuele erano così remote da dover essere escluse. Un giudizio di colpevolezza, spiega poi la Suprema Corte, può fondarsi oltreché al di là di ogni ragionevole dubbio, anche su prove fortemente indiziarie che escludano che i fatti possano essere andati in un altro modo.

Il capo deve sempre mantenere self control nei confronti dei suoi dipendenti.

Il capo deve sempre mantenere self control nei confronti dei suoi dipendenti. Anche di fronte ad "atteggiamenti provocatori". A stabilirlo e' la Cassazione che sottolinea come chi occupa le alte gerarchie nelle aziende deve avere una "attenta continenza espressiva". Applicando questo principio la quinta sezione penale (sentenza 31388) ha bocciato il ricorso di Sebastiano C., un dirigente aziendale che si era rivolto ad una sua dipendente che, a suo dire lo aveva provocato, dicendole "lei non capisce un c...". La vicenda e' finita in Tribunale e il dirigente in primo grado veniva condannato per ingiuria. Una condanna dalla quale Sebastiano C. si e' salvato in appello poiche' la Corte di Catania (nel giugno 2007), ha dovuto prendere atto della intervenuta prescrizione del reato. E' comunque rimasto in piedi il risarcimento alla dipendente Tommasa B. per i danni patiti per l'ingiuria. Contro questa decisione Sebastiano ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che l'espressione non aveva valenza ingiuriosa dal momento che era stata pronunciata in risposta "ad una accesa discussione nel corso della quale Tommasa B. aveva assunto atteggiamenti provocatori", e che in ogni caso data l'evoluzione dei costumi e il mutamento del linguaggio la frase nonn era altro che un "equivalente rafforzativo di 'lei non capisce nulla'". Piazza Cavour ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha sottolineato che "anche tenuto conto del rapporto gerarchico che legava" il capo alla dipendente "avrebbe dovuto indurre il primo a una attenta continenza espressiva". Per effetto della inammissibilita' del ricorso, Sebastiano C. e' stato condannato a pagare mille euro alla cassa delle ammende.

Arresti domiciliari per Bruno Contrada

Il tribunale di sorveglianza di Napoli ha accolto la richiesta del procuratore generale e della difesa ed ha concesso il differimento della esecuzione della pena a Bruno Contrada.

L'ex poliziotto potrà lasciare il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere dove si trova detenuto dal 12 maggio dello scorso anno per scontare la pena di 10 anni inflittagli dalla Corte d'appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Gli sono stati concessi gli arresti domiciliari per gravi motivi di salute.Contrada si stabilirà a Napoli, a casa di una sorella.
Contrada fu arrestato alla vigilia di Natale del 2002 ( un caso eccezionale) e dopo 31 mesi di detenzione preventiva presso il carcere militare di Palermo, riaperto soltanto per lui ha subito uno dei più lunghi processi della storia giudiziaria italiana. Dopo la conferma del giudizio d'Appello di condanna da parte della Cassazione nel maggio dello scorso anno, è ritornato in carcere il 12 maggio del 2007. Deve ancora scontare circa cinque anni. Al suo processo sfilarono una ventina di pentiti, che non riferirono alcun fatto al quale avevano partecipato direttamente ma del quale avevano appreso soltanto de relato da boss e mafiosi tutti deceduti.
In oltre 150 udienze, 139 uomini di stato testimoniarono a suo favore, ma il «de relato» dei pentiti convinse i giudici. La sua vicenda giudiziaria è rimasta per molti aspetti piena di ombre e dubbi, ed è rimasto il sospetto che le «disgrazie» giudiziarie di uno dei poliziotti più famosi dell'epoca iniziarono per lo scontro interno al Viminale fra le cordate che si opponevano all'ex capo della polizia Vincenzo Parisi che all'indomani della caduta del muro di Berlino voleva affidare al Sisde compiti antimafia, soprattuto per la ricerca dei latitanti, ridimensionando la nascente Direzione investigativa antimafia (Dia) sponsorizzata da Luciano Violante e dalla sinistra. Parisi difese apertamente il suo funzionario, ma il pool antimafia, guidato allora da Giancarlo Caselli, in decine di migliaia di pagine riuscì, con i pentiti, a farlo condannare.

Calipari; per la Cassazione non fu crimine di guerra ma solo un tragico evento

Cassazione Penale, Sezione I, Sentenza n. 31171 del 24/07/2008

La morte di Nicola Calipari, tragicamente ucciso dal marine Mario Lozano, dopo la liberazione della giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, non fu "un crimine di guerra" ma un evento tragico. Ecco perché la prima sezione penale della Corte di Cassazione, lo scorso 19 giugno 2008, ha stabilito che il soldato americano non potesse essere giudicato dalle autorità italiane.

"Non sussiste la giurisdizione penale dello Stato italiano né quella dello Stato territoriale, bensì quella esclusiva degli Usa, Stato di invio del personale militare partecipante alla forza multinazionale in Iraq, in applicazione del principio di diritto internazionale consuetudinario della immunità funzionale o dell'individuo-organo dello Stato estero della giurisdizione penale di un altro Stato, per gli atti eseguiti nell'esercizio dei compiti e delle funzioni a lui attribuiti: principio non derogabile, nella specie, per l'assenza nelle circostanze e modalità del fatto contestato delle caratteristiche proprie della grave violazione del diritto internazionale umanitario, con particolare riguardo alla non configurabilità nel caso concreto di un crimine contro l'umanità o di un crimine di guerra".

Con questo principio la Prima sezione penale della Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda Calipari. Nella sentenza 31171 di oggi in più punti delle motivazioni si legge infatti che i tragici avvenimenti di quel 4 marzo 2005 a Baghdad non furono un crimine contro l'umanità. "Sembrano ostare - si legge in un altro passaggio chiave della sentenza - alla configurabilità di un odioso e inumano atto ostile contro civili e quindi del crimine di guerra, nonostante l'indubbia tragicità degli eventi lesivi in danno di persone estranee al conflitto armato iracheno, la concreta dimensione storica dell'episodio (l'approssimarsi del veicolo, con a bordo i due funzionari italiani e la giornalista liberata, in avvicinamento veloce al posto di blocco per raggiungere l'aeroporto militare di Baghdad; la localizzazione del check point, all'intersezione fra due strade di accesso all'aeroporto, già oggetto di ripetuti attacchi terroristici; la situazione di massima allerta dei soldati in servizio, in attesa del corteo dell'ambasciatore Usa in Iraq) e il carattere isolato e individuale dell'atto". Insomma, a parere della prima sezione penale di Piazza Cavour, nonostante la tragicità di quell'evento non può di sicuro affermarsi che si trattasse di un omicidio volontario contro un civile.

Manovra: Anm e avvocati firmano appello comune per la giustizia

E' un'ampia e articolata analisi della finanziaria, quella che l'Associazione nazionale magistrati e l'Organismo unitario dell'avvocatura hanno firmato insieme, intitolandola ''Appello per la giustizia''.
Nel documento le due organizzazioni rilevano che l'attuale documento di ''anticipo'' della manovra ''prevede norme che incidono pesantemente - nel prossimo triennio e, in un caso, sino al 2013 - anche sulle risorse, materiali e soprattutto umane, del settore Giustizia, ritenute 'sovradimensionate', non solo nelle dotazioni organiche ma anche nelle, pur inferiori, presenze in servizio [cfr. gli artt. 25 (''taglia-oneri'' amministrativi), 60 (missioni di spesa e monitoraggio della finanza pubblica), 66 (turn over), 72 (personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di eta' per il collocamento a riposo) e 74 (riduzione degli assetti organizzativi)]''.

Chiedono, soprattutto, che nel convertire il decreto legge la maggioranza elimini i tagli previsti al settore giustizia: ''Nell'immediato, in sede di conversione del decreto-legge 25 giugno 2008 n. 112, il Governo voglia proporre e il Parlamento voglia adottare emendamenti a tale provvedimento che inseriscano espressamente l'amministrazione della giustizia tra quelle di 'valenza strategica' per il Paese il cui migliore funzionamento costituisce una 'esigenza prioritaria' e la esonerino conseguentemente dai 'tagli', disponendo l'inapplicabilita' per l'amministrazione della giustizia degli artt. 25 ('taglia-oneri' amministrativi), 60 (missioni di spesa e monitoraggio della finanza pubblica), 66 (turn over), 72 comma 6 ultima parte (personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di eta' per il collocamento a riposo) e 74 (riduzione degli assetti organizzativi), nella parte in cui prevedono riduzioni di fondi e personale non solo rispetto alle dotazioni di organico ma anche rispetto alla situazione delle attuali presenze in servizio''.

Tra le proposte, oltre ad una ''cabina di regia sulla giustizia'' che il governo dovrebbe attuare in collaborazione con le rappresentanze di tutti i settori del comparto, l'invito alla ''giornata di mobilitazione e di informazione-sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza'' il prossimo 22 luglio presso gli uffici giudiziari. E un appuntamento comune, per il 25 ottobre, dal titolo '' Giornata europea della giustizia civile'', per ''la verifica degli impegni concretamente assunti dal governo''.

Napolitano: L'Avvocatura è il terzo polo del dialogo tra politica e magistratura

Nell’udienza al Quirinale dell'11 luglio scorso, l’Aiga ha rappresentato al Presidente della Repubblica preoccupazione per le difficoltà dell’avvocatura nell’attuale stato di crisi della giustizia, e ha esposto le linee guida dell’attività associativa, incentrata sul colloquio virtuoso tra il ceto forense e la società. Il Capo dello Stato ha evidenziato l’importante ruolo propulsivo che l’avvocatura, quale soggetto essenziale della giurisdizione, può svolgere fungendo da terzo polo affinchè la politica non si senta minacciata dalla magistratura e la magistratura non si senta prevaricata dalla politica.Altre tematiche affrontate nell’incontro sono state l’accesso alla professione forense e l’orientamento dei giovani già in fase di iscrizione all’università.

Il testamento biologico di Paolo Ravasin su YouTube

Dopo il video choc con il testamento biologico lanciato su YouTube da Paolo Ravasin, malato di Sla, si acuisce il dibattito sulla necessità di un provvedimento che regoli la materia per dare la possibilità alle persone di decidere la propria sorte.
Ma di testamento biologico non vuol sentir parlare - ad esempio - il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, che avverte: "Una legge del genere non può che vedermi in disaccordo. Ho paura, infatti, sia un viatico per l'eutanasia".
"La mia personale opinione - spiega Carfagna - è che la vita va difesa dal principio fino alla fine. Comprendo le difficoltà dei malati terminali e dei loro familiari, ma questo è il mio punto di vista".

Paolo Ravasin, malato di Sla, registra il suo testamento biologico


"Incompatibile". Il CSM trasferisce da Milano la Forleo

Deve lasciare Milano il gip dell'inchiesta sulle scalate bancarie Clementina Forleo. Lo ha deciso a maggioranza il plenum del Csm, che ha disposto il suo trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale. Per il Csm, la Forleo con i suoi comportamenti ha creato un "disagio diffuso" nel suo ufficio giudiziario e in Procura; Procura con cui inoltre si è "incrinato il necessario rapporto di reciproco rispetto ed equidistanza". E' quanto scrive il plenum nella delibera approvata. Due le condotte contestate al magistrato: le sue dichiarazioni pubbliche ad "Annozero" su "poteri forti" che anche per il tramite di "soggetti istituzionali" avrebbero interferito nelle sue funzioni, proprio mentre da gip si stava occupando dell'inchiesta sulle scalate bancarie; e i rilievi mossi da Forleo ai colleghi della procura titolari di quell'inchiesta, con cui si spinse sino a protestare ritenendo che stessero insabbiando tutto. Le denunce ad "Annozero" sono "gravemente sproporzionate rispetto ai fatti emersi" (l'"asserito invito alla prudenza" del Pg di Milano nella gestione delle intercettazioni di quella inchiesta e le presunte "pressioni" sul Pg della Cassazione perché le avviasse un'azione disciplinare), e hanno determinato "allarme" e "discredito" sui colleghi "obiettivamente infondati". Mentre le critiche rivolte ai pm dell'inchiesta sulle scalate dimostrano un rapporto caratterizzato da "eccessiva disinvoltura", "contrario" alla deontologia e "indicativo di un pregiudizio accusatorio incompatibile con l'imparzialità richiesta". Nell'insieme è emersa una "marcata carenza di equilibrio" da parte di Forleo, una "abnorme personalizzazione" delle vicende processuali a lei affidate e una "propensione a condotte vittimistiche" , tali da determinare "contrasti, conflitti e sospetti" nei confronti di colleghi.
La decisione del trasferimento è passata con 20 voti a favore e tre contrari dei consiglieri di Magistratura indipendente e l'astensione del procuratore generale della Cassazioni Mario Delli Driscoli. A favore del trasferimento gli interi gruppi di Magistratura democratica, Movimento per la Giustizia, Unità per la Costituzione, e dei Laici di Sinistra. Favorevoli anche il vice presidente del Csm Nicola Mancino e il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone.
"Lotterò fino alla fine dei miei giorni, andrò a testa alta nei tribunali per affermare il principio che la legge è uguale per tutti", dice il Gip di Milano annunciando battaglia."Sono vicende che creano sofferenza; non è facile dire ad un magistrato che se ne deve andare in un'altra sede". Queste le uniche parole pronunciate dal vice presidente del Csm, Nicola Mancino.

TRADIMENTO PRENUZIALE? NOZZE NULLE PER LA CHIESA, NON PER LO STATO

Cassazione Civile, Sezioni Unite, Sentenza n. 19809 del 22/07/2008 -
Prima del grande passo, per lo Stato, siamo tutti «liberi», per la Chiesa no. Infatti il matrimonio civile resta valido anche se uno dei due ha scoperto l’infedeltà dell’altro, consumata quando si era ancora solo fidanzati. Mentre il sacramento celebrato in Chiesa può essere annullato.È quanto hanno stabilito le sezioni unite civili della Cassazione che, con la sentenza 19809, hanno negato la delibazione e cioè il riconoscimento di una decisione del tribunale ecclesiastico del Triveneto che aveva decretato la nullità del matrimonio religioso perché era saltato fuori il tradimento di lei, prima del matrimonio.Il collegio esteso ha stabilito con questa importante sentenza che una bugia, legata a una condotta prematrimoniale, non può far cadere l’unione civile: «Appare certo che - si legge nelle motivazioni - anche a tener conto che la menzogna di regola non rileva come artificio o raggiro per capire il consenso, nella concreta fattispecie, essa ha dato luogo a un errore riguardante una condotta temporanea di infedeltà prematrimoniale, nel rapporto di fatto precedente l’atto di matrimonio, nel quale la regola è quella della libertà e non è previsto un obbligo di fedeltà, che sorge dal matrimonio e rileva in sede di separazione, per un eventuale addebito».Di diverso avviso il tribunale ecclesiastico che a marzo del 2000, confermando il decreto di quello regionale lombardo, annullò il matrimonio religioso dei due. E ciò perché la ragazza aveva nascosto al marito una relazione avuta prima del matrimonio. In sostanza, a parere delle sezioni unite, non tutte le cause di annullamento del matrimonio ecclesiastico sono valide anche per lo Stato: infatti il matrimonio civile può essere annullato solo se ci sono «errori sull’identità o su qualità significative della persona» quali per esempio «una malattia fisica o psichica o una deviazione sessuale che impediscano lo svolgimento della vita coniugale». Non solo. Altre cause che legittimano la delibazione dell’annullamento ecclesiastico sono «una condanna per delitto non colposo, una dichiarazione di delinquenza abituale o professionale, una condanna per delitti concernenti la prostituzione, lo stato di gravidanza procurato da soggetto diverso da quello caduto in errore».

La camorra voleva la Lazio. Ordine di arresto per Chinaglia

Sott'accusa ci sono sia persone coinvolte nel precedente filone dell'indagine, nell'ambito del quale sono stati arrestati anche i capi degli 'Irriducibili', come Chinaglia e il faccendiere ungherese Zoltan Szlivas, che Guido Carlo Di Cosimo.


Principalmente pero' gli accertamenti della Gdf sui movimenti di denaro hanno permesso di portare alla luce il legame che c'era tra il gruppo che provo' due anni fa a togliere la societa' a Lotito e il clan dei casalesi. E' stato raggiunto dall'ordinanza, infatti, anche il boss Giuseppe Diana, che si trova ristretto in regime di 41 bis nel carcere di Opera.

Il clan camorristico dei Casalesi voleva comprare la Lazio grazie a un giro di riciclaggio che riguardava, oltre all'Italia, anche l'Ungheria e la Svizzera. Con questa ipotesi investigativa, la Guardia di Finanza starebbe eseguendo dieci misure di custodia cautelare. Tra i destinatari dei provvedimenti ci sarebbe anche l'ex attaccante biancoceleste Giorgio Chinaglia, che due anni fa sfuggì all'arresto perche' residente negli Stati Uniti. Secondo gli inquirenti, Chinaglia, che nel 2006 si definì il rappresentante di un'azienda farmaceutica ungherese interessata a rilevare la Lazio, conosceva la provenienza illecita del denaro.